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Anglicismi ? No grazie, siamo nipoti di Cicerone e Giovanale

Anglicismi - Cesare E Tricolore italiano

Anglicismi inutili ne vediamo su tanti moduli e ne sentiamo ovunque. Si sa, l’italiano medio è esterofilo e subisce il fascino dell’esotico. Ma noi ciociari che discendiamo da Marco Tullio Cicerone, da Giovenale, da Caio Mario o da Marco Vipsanio Agrippa, dobbiamo fare non un passo indietro, bensì un passo di lato e fermarci a pensare.

Anglicismi

Facendo per un momento l’avvocato del diavolo, dobbiamo riconoscere che anche noi italiani abbiamo linguisticamente “invaso” il mondo. La nostra è una delle lingue più studiate all’estero, basti pensare al melodramma in Oriente, che implica una buona conoscenza del nostro “caro idioma italico”. Chiunque lavori nella moda o nel mondo dei motori, è bene che conosca l’italiano, che è fondamentale.

Anglicismi  - Marco Tullio Cicerone

La ristorazione in giro per il mondo implica un vocabolario d’italiano piuttosto fornito, quindi anche noi abbiamo “italianizzato” tante lingue straniere. Tuttavia, se la pizza a Londra non avrebbe senso chiamarla diversamente, è altrettanto vero che a Roma, non ha senso complicarsi la vita, con esotici anglicismi, che rendono un discorso spesso incomprensibile. Ma allora per parlare un italiano abbastanza corretto, senza che si rivoltino nelle tombe i nostri antenati, cosa dobbiamo fare?

Anglicismi inutili e lo studio del latino

Ebbene, quando dico che si deve fare un passo di lato, intendo che dobbiamo iniziare a rispettare il latino, evitando di storpiarlo; addirittura pronunciandolo in inglese, il che è addirittura grottesco. Se qualcuno pensa che ciò riguardi fasce di popolazione di cultura medio bassa, sbaglia. Purtroppo è comune che giornalisti con tanto di laurea, dicendo “plus”, che è latino, pronuncino “plas”.

Anglicismi  - Libri antichi

Oppure sempre dal latino “media–medium”, pronuncino “midia” all’inglese. Pochi lo sanno, ma l’inglese nel suo vocabolario ha il 65% di latinismi, ereditati addirittura dal francese. Non dimentichiamo poi che gli inglesi hanno ricevuto moltissimo dai coloni romani, diciamo l’architrave della loro formazione. Se ne deduce che il latino ha fatto un percorso serpeggiante, invadendo l’inglese, ritornando con una pronuncia distorta. Noi italiani quindi, prima di tutto, dobbiamo pronunciare la terminologia latina che “torna” con l’inglese, in modo corretto.

Errori grammaticali comuni

In secondo luogo, non dobbiamo renderci la vita impossibile, usando anglicismi che risultano criptici. Perché invece di fare una telefonata, diciamo fare una “caal”? Ora che combattiamo la pandemia, perché dire “cluster”, che è fumoso, invece che dire focolaio? Adolescenti rende bene l’idea, allora perché scrivere “teenager”? Inoltre, pet food sostituito con cibo per animali, non mi sembra male. La lista è interminabile e non semplifica affatto la nostra vita, anzi produce due danni. Confonde la idee di molti e di fatto danneggia l’italiano.

Anglicismi  - Biblioteca Angelica di Roma
la biblioteca più antica d’Italia

Cosa molto interessante, è che esiste una proposta di legge per mondare l’italiano da termini stranieri che sono del tutto fuorvianti. Inoltre a danneggiare l’italiano, contribuisce l’eliminazione progressiva del congiuntivo, che è la conseguenza del fatto che gli italiani leggono pochissimo. La scarsa conoscenza dell’italiano porta a parlare e a scrivere malissimo la lingua e a non sapere cosa stiamo dicendo esattamente.

Cicerone e Giovenale

Sentiamo e vediamo scritte delle vere e proprie aberrazioni come l’abitudine a costruire frasi del tipo: “ci vediamo prossima settimana”, invece di “ci vediamo LA prossima settimana”.  Si usa comunemente il “piuttosto” facendo delle liste, cosa errata, poiché si usa nelle alternative tra due opzioni. Oppure tanti scrivono “centra” invece di “c’entra”, oppure, “ ci centrare”; altra tremenda aberrazione. Per non parlare poi di “allombra” o “affianco”, invece di all’ombra o di fianco. Troviamo scritto anche “un pò”, invece di “un po’” che va apostrofato, non accentato. Sentiamo anche “le ho detto” rivolto ad un uomo a cui si da del tu, invece di gli ho detto, che è la forma corretta. Quando si risponde in modo affermativo, non si scrive “si”, ma sì accentato. “Apposto” è il participio passato di apporre, e non vuol dire “tutto a posto”. Non si dice “esci il cane”, forse lui lo sa.

Anglicismi ? No grazie, siamo nipoti di Cicerone e Giovanale ultima modifica: 2021-06-01T08:00:00+02:00 da Redazione

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