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La donna Ciociara, dall’emancipazione, madre e lavoratrice

La donna ciociara - Locandina dell'evento

La donna ciociara, protagonista sabato 7 maggio presso il Palazzo dell’amministrazione Provinciale di Frosinone. Si è tenuta un’importante mostra riguardo il ruolo storico focale della “donna ciociara”. CulturaIdentità non tradisce la sua “mission”, contribuendo a far riscoprire una parte bella e fiera della nostra identità culturale. Un plauso speciale va ad Antonio Abbate per l’impegno sociale e politico, che intrecciandosi danno frutto.

La donna ciociara

Si è trattato di un’iniziativa a ridosso della giornata dedicata alla mamma; che in Ciociaria è sempre stata molto importante, finanche riguardo l’emancipazione femminile, silente ma tangibile. Del resto, erano presenti alla mostra, diverse personalità di spicco della cultura e della politica locale; tra cui “uomini” che hanno pubblicamente riconosciuto e ringraziato quelle donne anche nella loro famiglia, che hanno tenuto insieme generazioni e interi nuclei familiari.

La donna ciociara - costume della donna

Ruspandini o Mastrangeli si sono espressi, ma anche Daniele Maura Consigliere provinciale di FDI. riconoscendo, valori e identità culturale. Quelle donne hanno mandato avanti buona parte di questo territorio; e lo hanno fatto con tanto duro lavoro, riuscendo a sfamare, in tempi meno prosperi, decine di figli; anche se vedove giovanissime. Simona Geralico, impegnata politicamente, così come Brunilde Mazzoleni, o Daniela Chiappini, sono solo alcune personalità di spicco, impegnate in tal senso.

Regina Camilla e Rea Silvia

Durante la mostra è stata citata anche la regina Camilla, nostra progenitrice; in una società antica, ma già moderna ai tempi in cui Enea arrivava in questo territorio. Al riguardo, in Ciociaria, così come accadeva nella civiltà etrusca, non esisteva la legge salica; infatti, Camilla era erede al trono anche se donna, così come dopo di lei fu, “Rea Silvia”. Ciò testimonia la grandezza della cultura del Lazio da riscoprire. Donne lavoratrici che sono ancora fonte d’ispirazione.

Pregevole la bella lirica di Ilenia Valeri; che ha messo a disposizione la sua opera. Cosa c’è di più intimo di una poesia? Qualcosa di prezioso, puro, che nasce dall’animo di chi sa guardare lontano; porgendo fino a noi la sua ispirazione. Si è accennato al baliatico, un fenomeno importantissimo per il nostro territorio, che segnò un’epoca. Le balie ciociare erano ricercatissime e guadagnavano anche tre volte lo stipendio di un impiegato.

Il baliatico

Certamente non avrebbero voluto lasciare i propri figli per allevare quelli di altri, ma dovevano lavorare in tempi in cui c’era tanto bisogno nelle campagne. Tuttavia erano donne buone, di ottimo carattere e si facevano ben volere nelle famiglie più ricche e nobili d’Italia. Ricevevano molti regali, tra cui le “gangane”, ovvero i caratteristici orecchini e fili di coralli; per non parlare poi di biancheria e interi corredi.

Anche Guglielmo Marconi volle una balia ciociara per sua figlia Elettra e la stessa regina Elena volle una balia ciociara per la principessa Mafalda, bimbetta molto gracile. Durante la mostra, il nostro sguardo si è posato su foto, oggetti d’epoca, o le ciocie; di derivazione romana, presenti in molte parti di quello che era l’impero Romano, ma qui da noi con una valenza unica. Non possiamo non trascurare l’abito, così peculiare e caratteristico.

Cultiraidentità e La donna ciociara

Le donne ciociare, così emancipate già qualche secolo fa; misero insieme un abbigliamento che diventò una vera fortuna. Tessendolo da sole, tra il copricapo, il concone e il resto; andando a Roma trovavano facilmente lavoro. Tanti ciociari si vedevano ai piedi del Campidoglio davanti la chiesa di Santa Maria della Consolazione; detta la chiesa dei ciociari. Uomini e donne andavano in cerca di un ingaggio. Molte nobildonne romane andavano a cercar donne ciociare per far penitenza; le sfamavano e le curavano. Tanti cercavano lavoro e i più fortunati, incontravano pittori che arrivavano da tutta Europa.

teca - coralli ciociari

Questo esercito di pittori, vedeva quest’abito meraviglioso, originale, colorato e delle donne molto belle. Tali pittori non conoscevano la differenza tra donne romana o ciociara. Quindi identificavano queste belle donne, sovente accompagnate da bimbetti o bimbe abbigliati allo stesso modo; con la donna italiana.

Gianluca Campoli

Oggi nei più grandi musei del mondo, vi sono tele con la “ciociara”, ritratta in mille modi diversi. Già nel ‘700 questi pittori iniziarono a lavorare con queste ragazze. E oggi questa pittura che guarda la donna ciociara vive una seconda giovinezza; grazie ad un artista locale, “il disegnatore di lune”, visionario, intimo, sensibile. Gianluca Campoli che sembra un po’ il Picasso frusinate, affascinato da un cubismo che sembra fondersi con la morbidezza di una pittura; che pare sciogliersi come pan di zucchero nel caffellatte.

© Riproduzione riservata

La donna Ciociara, dall’emancipazione, madre e lavoratrice ultima modifica: 2022-05-09T07:00:00+02:00 da simona aiuti

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