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Lo spumante italiano, dagli antichi romani, bollicine e allegria

lo spumante italiano - Tavola con spumante
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Lo spumante italiano moderno, deve la sua nascita ad un certo Carlo Gancia, un giovane commerciante di vini che, nel 1850, sperimentò il metodo champenoise sulle uve piemontesi, ovvero sui vitigni del moscato bianco.

panorama  - Vigneti di vino per spumante

In realtà di spumante si parla anche nella Bibbia al Salmo 75 che recita: “Una coppa ove spumeggia un vin è sostenuta dalle mani dell’Altissimo, da Javhé, in segno di devozione e di riconoscimento”.

Lo spumante italiano

Tornando alla cultura italiana, già all’epoca dei Romani era conosciuto il “vino con la spuma”. Esistevano vini spumanti come aigleucos e ancinatico effervescenti. Il primo ottenuto unendo il mosto al miele nelle anfore che riposavano in acqua fredda, con chiuse ermeticamente mediante sughero, pece e cenere e immerse in profondi pozzi contenenti acqua fredda; per rallentare la fermentazione.

lo spumante italiano - Spumante Nei Calici con le bollicine

Alcuni tipi di lieviti si adattavano alle basse temperature e iniziavano una lenta fermentazione formando gas che rimaneva imprigionato nel vino e lo rendevano spumante. I romani producevano anche il proptropum. Si otteneva in maniera analoga, partendo da un mosto fiore mantenuto a basse temperature, sempre conservato in anfore. Con il Rinascimento si ha qualche altro accenno alla produzione dello spumante che aveva nobili bevitori in Italia. Quindi, sfatiamo pure il mito che lo spumante sia nato in Francia e prendiamoci qualche merito.

Lo spumante italiano dagli antichi romani

Del resto Cleopatra offriva a Cesare il titillans Falerno reso spumeggiante dall’aggiunta di Meroe, uva di origine etiope, o il Brachetto per irretire, più tardi, Marco Antonio; Colummella nel I secolo d.C. racconta di un vino attenuto aggiungendo al mosto. Dopo due giorni di fermentazione, altro mosto concentrato, aumentando la gradazione alcolica e di far rifermentare il vino che conservava in seguito parte delle “bullulae”, che si sviluppavano.

strada sterrata - Vigna con trattore

Lo spumante si ottiene da un vino già pronto a cui vengono aggiunti zucchero e il cosiddetto Liquer de Tirage, ovvero lieviti, per provocare una rifermentazione. Il metodo più comune e conosciuto per la fermentazione è quello Classico o Champenoise, foriero dei migliori spumanti secchi italiani come il Prosecco. Si tratta di una rifermentazione del vino, ottenuto con la vinificazione in bianco, al quale si aggiungono zuccheri e lieviti. Il vino imbottigliato è conservato tra i 10 e i 12°.

Vini italiani

A questo punto inizia la seconda fermentazione, detta presa di spuma, che può durare dai 2 ai 6 mesi. Il tappo raccoglierà i lieviti. Il vino maturato è già diventato spumante. Solo dopo si rimuoveranno tramite stappatura i residui. Le bottiglie in questa fase stanno a testa in giù, su degli appositi contenitori di legno, e ruotate ogni giorno. Le bottiglie vanno nei congelatori di colli di bottiglia e le si stappano al volo, rovesciandole rapidamente per non perdere troppo contenuto.

lo spumante italiano - Spumante E Uve bianche

Infine è la volta del tappo di sughero e dell’anello che lo avvolge in attesa dell’etichettatura. Le uve possono essere bianche, oppure nere. Si raccolgono prima della maturazione definitiva; un mese prima per evitare un apporto di zucchero troppo alto. L’uva si pigia immediatamente, e il succo fermenterà. A seconda della quantità di zucchero, si avrà la denominazione dello spumante.

Spumantizzazione

Infine, ci sono anche spumanti rosati e dolci, che costituiscono il 7% della produzione totale. Il Pinot Noir si presta benissimo alla spumantizzazione in rosé, profumati al lampone, ribes, e frutti di bosco. Gli spumanti bianchi invece, sono circa il 90% della produzione, più pregiati. Per degustarli, meglio scegliere il mezzo calice, o il calice. Preferibilmente si serve a una temperatura tra gli 8° e i 12°. Per gli spumanti secchi, come il Prosecco di Valdobbiadene o Conegliano, la temperatura varia tra gli 8° ma non supera i 10°. Tendenzialmente sono indicati con i dolci, specie nelle feste. Ottimo durante l’aperitivo e come accompagnamento di pietanze dai condimenti grassi o anche con molluschi. Un ottimo riso ai frutti di mare sposa alla perfezione le bollicine.

Lo spumante italiano, dagli antichi romani, bollicine e allegria ultima modifica: 2020-12-31T09:00:11+01:00 da simona aiuti

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