STORIA STORIE

Marocchinate, un eccidio di circa duecentomila vittime

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Marocchinate, così le hanno chiamate, tuttavia parliamo di una pagina drammatica della storia d’Italia, i cui frammenti sono intrisi di sangue, lacrime e crimini indicibili. Uomini, donne di ogni età, e bambini, furono aggrediti, stuprati, torturati, uccisi, e da un momento all’altro, un’ombra li ha inghiottiti. Un panno nero di vergogna e pudore ha chiuso nell’oblio una strage immane d’innocenti, che ora riaffiora e chiede verità e giustizia. Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione vittime delle marocchinate, da circa dieci anni studia, cataloga, interroga, e raccoglie elementi da mettere insieme per ricomporre una verità celata.

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Si svela una storia così barbara da apparire incredibile, così efferata da far rabbrividire chi la scopre, lasciando incredulo il lettore. La violenza, specie se è così feroce, ritorna sempre nutrendosi di oscuri incubi, talvolta raccontata da chi ha vissuto simili atrocità. Un libro oggi gronda una verità terribile, come allora grondò sangue questa terra nel suo ventre.

La calata dei goumier e la tragedia

La tragedia iniziò quando i goumier, facenti parte del Corpo di spedizione francese, il 14 maggio 1944 calarono in Italia attraversando i monti Aurunci. Schivando le linee difensive tedesche lungo la Valle del Liri, consentendo ai britannici di sfondare la linea Gustav, avanzarono sinistri. Sembra che Alphonse Juin, ufficiale francese, abbia concesso a queste truppe cinquanta ore nelle quali si verificarono eccidi, violenze, saccheggi e ogni efferato delitto immaginabile. Ciò nondimeno è quasi certo che non si trattò di soli due giorni, per via dell’immane bagno di sangue. Furono queste le marocchinate commesse da algerini, senegalesi, e marocchini che violentarono in gruppo almeno sessantamila donne. Anche molti uomini furono stuprati e tanti bambini che per le atroci sevizie non sopravvissero. Le torture e i soprusi riguardarono anche donne di ottantacinque anni.

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Molti uomini furono legati, costretti a guardare le violenze sulle donne, e talvolta anche impalati e crocefissi.

Dal fanciullo Anastasio Gigli alle donne trucidate dai goumier

L’autore del libro, nipote del quattordicenne Anastasio Gigli trucidato, ha calcolato almeno mille morti. Si rabbrividisce, eppure per via delle ferite fisiche talvolta mortali, le malattie venere come la sifilide e la gonorrea, molti altri morirono. Tra le conseguenze ci furono anche tantissimi aborti clandestini, e l’assoluta indifferenza se non la complicità degli ufficiali francesi, che sembra abbiano partecipato agli eccidi. Il calcolo approssimativo degli atti di violenza totale si aggira attorno ai quasi duecentomila; una stima al ribasso. Terribile fu la vicenda di Don Alberto Terrilli di Esperia, che tentò di salvare alcune donne. Legato e sodomizzato una notte intera, morì poi per le torture.

marocchinate- anastasio gigliGli stupri di gruppo continuarono nei comuni di Latina, Lenola, Campodimele, Fondi, Formia, Sabaudia, San Felice, Sezze, Cori, Norma, Roccagorga, Latina, Maenza, Prossedi. Le violenze continuarono a Saturnia, Frosinone, Ceccano, Giuliano di Roma, Vallecorsa, e Castro.

Pio XII e il suo intervento

I goumier continuarono a compiere violenze di gruppo e devastarono le case a Villa Santo Stefano, Amaseno, Esperia, Supino, Pofi, Pratica, Pastena, Pico, Pontecorvo. Rubarono ogni cosa di valore, uccisero gli animali, dimostrando una crudeltà inaudita e un totale disprezzo per la vita umana. Un ruolo fondamentale ebbe Papa Pacelli che denunciò tali crimini, e insistette affinché l’esercito marocchino non transitasse a Roma, mettendo fine a tali crimini. In effetti, i francesi cercheranno da quel momento in poi di porre un freno alle marocchinate, passando per le armi taluni colpevoli. Ebbe un ruolo decisivo il vescovo Hudal rettore del seminario germanico che usò la sua influenza sui tedeschi per sospendere le deportazioni degli ebrei romani.

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La denuncia ufficiale verso le autorità competenti, per una verità che deve essere totalmente rivelata, è in divenire.

Un interlocutore è l’ambasciata francese

Il governo italiano deve raccogliere testimonianze e prove per agire verso la Francia, affinché questa si assuma la piena responsabilità dei fatti e dei risarcimenti. Alcuni testimoni sono ancora in vita, e forse non tutte quelle gravidanze furono interrotte. Oggi la genetica potrebbe provare una paternità algerina, senegalese o marocchina e rendere una parvenza di giustizia e un riconoscimento soprattutto a chi morì trucidato.

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Dopo settantanni rivolgersi alla procura militare non è più un’utopia, così come non lo è rivolgersi all’Ambasciata francese e al governo d’oltralpe, per Anastasio e tutti i nostri fratelli trucidati. Ora le istituzioni hanno la strada da percorrere per la verità.

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono giornalista, web editor e autrice di romanzi.
La scrittura è parte di me; amo la letteratura, esplorare i mutamenti del costume, la storia, lo sport, e l’arte. Mi piace visitare i musei, le mostre. Sono affascinata dall’inconoscibile e curiosa del mondo.

Marocchinate, un eccidio di circa duecentomila vittime ultima modifica: 2018-09-27T09:00:00+02:00 da Simona Aiuti

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