CONSIGLI UTILI NATURA

Monte Monna e il suo “volto” in alta quota

monte monna - il monte in evidenza

Il Monte Monna è una delle cime più alte della catena dei Monti Ernici, con i suoi 1952 metri si adagia sul territorio di Vico del Lazio; e con la sua sommità spoglia, monna di vegetazione, domina il territorio Ciociaro.  Il sentiero tracciato sulle creste, avvolge i profili di un’arena naturale, dove il paesaggio recita una poesia lenta e affascinante. Siamo a fine marzo e le tracce dell’inverno sono lasciate dalla neve, che copre ancora lunghi tratti e richiede una maggiore attenzione; soprattutto in alcuni passaggi, non completamente in piano.

Campo Catino a salire

Dall’ampio pianoro di Campo Catino, punto d’incontro di amanti di sci e scarponi, si raggiunge l’installazione a forma di vela, affondando i piedi nella neve. Da qui s’iniziano a percorrere i profili di questo monte, accarezzandone antiche vestigia. Con emozione crescente cadenzata da passi costanti, verso paesaggi aperti, gli occhi possono volgere lo sguardo, tutto attorno, senza ostacoli.

monte monna - la vetta

Dopo circa mezzora dall’inizio del sentiero, si sale verso il Peschio della Cornacchia posto a 1983 metri per poi scendere verso la Fonte Pozzotello e Monte Crepacuore; raggiungere poi il pianoro di Campo Vano. Il sentiero da questo momento appare vario, si alternano salite e discese in direzione di Monte Fanfilli gemello, in altezza, della Monna. Passo dopo passo, si attraversa l’emozionante Passo del Diavolo e sguardo dopo sguardo, tra i monti dell’Abruzzo; si vedono, la catena della Maiella e il nostro monte Cacume le emozioni lassù scaldano il cuore!

La vetta della Monna

Lassù c’è neve e freddo. Dopo un ultimo tratto in salita, si raggiunge la vetta della Monna, dopo circa 13 km, si arriva vicino alla croce metallica che veglia su un panorama mozzafiato; dove s’individua il lago di Canterno, che da quell’altezza, appare un piccolo puntino brillante.

monte monna - la montagna sul sentiero

La sosta appare necessaria a far sciogliere la fatica mista a una felicità, che personalmente trovo unica in quei momenti. La serenità di essere avvolti dalla natura, da quelle rocce imponenti, ma che cullano con delicatezza materna. Ci si sente a casa, in quel nido che ci sostiene con forza, che rompe il fiato per poi dare ossigeno; che toglie energia ma poi ne riconsegna quintuplicata. L’emozione avvolta dal vento gelido offusca lo sguardo per poi illuminare gli occhi di meraviglia. Lì c’è il niente del silenzio ma anche il suo tutto profondo. L’uomo lassù a nudo ritrova le radici.

Stefania Conte

Autore: Stefania Conte

tutto ciò che emoziona ha l’urgenza di essere raccontato

Monte Monna e il suo “volto” in alta quota ultima modifica: 2019-04-17T08:00:01+02:00 da Stefania Conte
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