Sol invictus, dai romani, cibi, doni dei Saturnali e Capodanno - itFrosinone

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CULTURA STORIA

Sol invictus, dai romani, cibi, doni dei Saturnali e Capodanno

Sol invictus - Ghirlande e doni per gli ospiti

Sol invictus, ovvero la festa del Sole che diventò il culto più importante a Roma verso la fine del III sec. La festa del Dies Natalis Solis Invicti, divenne sempre più importante; innestandosi sulla festa romana più antica, i Saturnali, che si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre.

Sol invictus

I festeggiamenti finivano con la festa dei Lari, le divinità tutelari che proteggevano raccolti, strade, città e famiglia. Si onorava anche il dio Mitra; il dio che con la torcia, simbolo della Luce guidava. Il mito narra che alcuni pastori gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. Basta pensare che  riti in onore di Mitra prevedevano pasti sacri consumati in gruppo dai fedeli.

tende drappeggiate - doni e ghirlande

Una vicina sorgente d’acqua caratterizzava il mitreum. Il gran sacerdote del culto di Mitra si chiamava papa e portava copricapo e mantello rosso; un anello e un bastone pastorale. Anche gli iniziati al mitraismo praticavano un rito di consumazione di pane, vino e acqua. Orbene, nel periodo più buio dell’anno, alla fine del giorno più breve dell’anno, c’è la festa di Yule (21 dicembre); notte in cui la dea della fertilità partorisce colui che, sarebbe diventato il dio della luce e suo nuovo compagno.

Saturnali e Lari

Molte le analogie con la nascita del Cristo in una “grotta”; illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano. La religione del Sol Invictus restò comunque in auge fino all’editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380; in cui l’imperatore stabiliva che l’unica religione era il Cristianesimo. Tuttavia i riti pagani si fusero con la cristianità. Solo nel 337, papa Giulio I ufficializzò la data del Natale per la Chiesa cattolica.

Sol invictus - Dio Mitra e il dio sole
fonte foto – Wikipedia – Lalupa – CC BY-SA 3.0

L’ultima iscrizione riferita al Sol Invictus risale al 387 d.C. Il paganesimo era duro a cedere il passo. “È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano; dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente(…)”. Le feste pagane dei saturnali e della brumalia erano troppo radicate nel costume per essere abolite.

Dio Mitra

Inoltre, con le loro baldorie e gozzoviglie, erano talmente popolari che i Cristiani furono ben contenti di perpetuarne le celebrazioni; con pochi cambiamenti, sia nello spirito che nelle usanze. Dopotutto la tradizione vuole il culto della divinità del Sole già presente dalla fondazione dell’Urbe; istituita dal re dei Sabini Tito Tazio. Il Sol Indiges aveva il suo tempio nel Circo Massimo. La popolarità di questa divinità aumentò tanto da divenire la divinità protettrice degli imperatori. Vespasiano fece innalzare in suo onore una statua gigantesca.

sol invictus - Sole E Imperatore raffigurato

Poi con Traiano e Adriano l’astro apparve sulle monete d’oro degli imperatori, i solidi. Si dice che nelle viscere del suolo laziale dorma ancora il Dio Saturno. A lui quindi si dedicavano feste simili alle nostre di oggi. Ovunque c’erano grandi tubi, nascosti da sontuosi drappeggi; che spruzzavano nelle sale acque profumate ed olii essenziali.

Cucina nell’antica Roma

Si usava la tombola come oracolo; la peculiarità divinatoria dei numeri. Aveva lo scopo di predire quanta fortuna avrebbero avuto gli abitanti; mantenere abbondanza, equilibrio e ordine cosmico nel Lazio. Si accendevano ovunque tantissime candele che simulavano la luce del sole. Tutti gli edifici si decoravano con ghirlande di fronde d’abete, alloro ed edera. Ci si vestiva di rosso; colore prediletto di Saturno.

Sol invictus - Moneta con il dio Sole
fonte foto -Wikipedia – Jastrow – CC BY 2.5

Ci si scambiavano cibo e doni, si banchettava; e le famiglie si riunivano. Durante le feste si usava tra i cittadini uno scambio di doni e di candele, simbolo della luce. Si mangiava e regalava frutta secca, simbolo ben augurante; in particolare quella dal guscio duro e dall’interno morbido come mandorle, noci e nocciole. Non mancavano arachidi, uvetta, fichi e datteri; uva passita e la melagrana che già per la mitologia era i simbolo di fertilità e ricchezza. 

Roma imperiale e il sol invictus

Si mangiava la gallina che aveva già prodotto molte uova e qualche galletto castrato trasformato in cappone. Inoltre la mucca o il bue anziani e soprattutto il maiale; ingrassati per essere macellati nel solstizio invernale. Si trattava di carni adatte a lunghe bolliture; per brodi per cuocere paste ripiene e lessi da portare sulle tavole natalizie assieme a salse aromatiche come quelle di prezzemolo o piccanti di rafano. Ancora oggi un po’ ovunque nel mondo restano quindi il rosso della Roma Imperiale come colore simbolo natalizio; l’abete come albero prescelto, le candele sostituite da moderne lucine. L’otium vacanziero, i giochi, la tombola, lo scambio di regali, i banchetti e la convivialità.

© Riproduzione riservata

Sol invictus, dai romani, cibi, doni dei Saturnali e Capodanno ultima modifica: 2021-12-26T08:00:00+01:00 da Redazione

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